In che modo lavora il FAMI, e quali opportunità offre? Lo scopriamo con Ferdinando Santoriello, Coordinatore dell’Autorità di Gestione
La migrazione: un Megatrend che coinvolge tutti
Circa un anno fa, abbiamo dedicato un approfondimento ai Megatrend, ovvero alle grandi dinamiche globali, alle grandi “forze trainanti” che avranno una maggior influenza sul nostro futuro.
Uno di questi Megatrend consiste nel crescente peso sociale e politico delle migrazioni e nella crescente complessità delle dinamiche migratorie. Il numero di migranti nel mondo è raddoppiato in 30 anni, trainato dagli effetti dell’instabilità internazionale, dei conflitti, delle diseguaglianze, della povertà, delle dinamiche demografiche ed economiche e del cambiamento climatico. La migrazione – un fenomeno legato a tutti gli altri Megatrend globali – è al centro del dibattito politico tanto in Italia, quanto in Europa e nel resto del mondo.In qualche modo, la migrazione è un fenomeno che riguarda tutti: sia perché le persone di origine straniera hanno un ruolo importante nei processi economici e sociali del nostro Paese, sia perché l’Italia stessa è una nazione di migranti. Citando la più recente analisi dell’ISTAT, “l’Italia rimane un Paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare”. Al contempo, i dati AIRE registrano più di 6 milioni di cittadini italiani residenti all’estero, ovvero più di un cittadino italiano su 10.
Il FAMI: uno strumento per creare prospettive
L’Italia – e anche l’Europa nel suo insieme – è quindi, in entrambi i sensi, al centro delle dinamiche migratorie globali. Le storie di migrazione sono da sempre storie di sacrifici. In molti casi, sono storie di sofferenza e di diritti negati: gli stessi diritti che costituiscono il DNA e i valori fondanti dell’Unione europea.
Per tutti questi motivi, da più di 10 anni l’Unione europea affronta il tema delle migrazioni con un fondo dedicato, il FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione), gestito attraverso varie modalità: diretta (bandi FAMI gestiti centralmente dalla Commissione europea), indiretta (delegata a organizzazioni internazionali o nazionali) e condivisa, ovvero (nel caso dell’Italia) attraverso il Programma Nazionale FAMI, gestito dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, parte della Direzione Centrale per le Politiche Migratorie del Ministero dell’Interno. La maggior parte dei fondi è gestita in modalità condivisa, ovvero a livello nazionale.
Abbiamo già parlato del FAMI in relazione al progetto Specially Unknown, realizzato proprio attraverso il contributo del FAMI. Da questa storia (cui abbiamo anche dedicato un podcast) abbiamo tratto l’idea che il Fondo, e i progetti sostenuti dal Fondo, siano strumenti in grado di creare prospettive per chi, come i migranti di tutto il mondo, ne è alla ricerca.
Ne abbiamo parlato con il Viceprefetto Ferdinando Santoriello, Coordinatore dell’Autorità di Gestione del FAMI: un’occasione per approfondire le attività di un’Autorità di Gestione dei fondi europei, e le opportunità di partnership offerte dal FAMI.
Le migrazioni sono una delle grandi sfide dei nostri tempi. In quale modo il FAMI contribuisce ad affrontarla?
Innanzitutto, mi lasci dire che sono molto contento per questa intervista. Nei media e nel discorso pubblico si parla molto e in modi diversi di migrazione, ma si sente poco parlare del FAMI, che è il fondo settoriale più grande in Italia. Un fondo cui si aggiungono anche altre azioni, gestite direttamente a livello europeo. Un fondo che ha saputo usare le sue risorse e che ha recentemente incrementato il suo budget in risposta al nuovo Patto Europeo per l’Immigrazione.
Per darle alcuni numeri, il FAMI aveva originariamente una dotazione di 800-900 milioni di euro. A dicembre è stata approvata una nuova versione del Programma Nazionale FAMI, che ha portato il Fondo a più di 1,5 miliardi, metà di provenienza nazionale, metà di provenienza comunitaria. Il 95% dei Fondi era già stato impegnato, e ora stiamo lavorando per utilizzare al meglio anche la nuova dotazione.
I bisogni sono evidentemente enormi, ma il Programma Nazionale FAMI dà il suo contributo per affrontarli. Il FAMI ha un focus molto specifico: quello della migrazione regolare e della protezione dei richiedenti asilo, dei minori non accompagnati e delle persone con vulnerabilità. Interviene su quella parte di realtà migratoria forse meno visibile, ma più bisognosa di un supporto.
Il nostro primo obiettivo, che assorbe oltre il 50% dell’attività e delle risorse del FAMI, è dedicato alla tematica dell’asilo e riguarda l’efficacia delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e il sostegno sanitario, sociale ed economico dei rifugiati.
Il nostro secondo obiettivo, che ci assorbe per circa il 30%, è dedicato all’integrazione dei migranti regolari e prevede servizi di formazione linguistica, inclusione scolastica, inclusione sociale e lavorativa, nonché la qualificazione dei servizi pubblici rivolti agli stranieri.
Sosteniamo poi misure di rimpatrio, per garantire nuovi percorsi di vita sicuri e dignitosi nel Paese d’origine, e misure di solidarietà, per migliorare i canali legali di ingresso e accoglienza per persone bisognose di protezione internazionale.
Pur con l’ampia dotazione del Fondo, sono sfide grandissime. In cosa consiste specificamente la vostra attività, e cosa cambia con il nuovo Patto Europeo per l’Immigrazione?
Gli ambiti in cui il FAMI lavora più direttamente sono quelli dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, la formazione (linguistica e non), quello psicologico e sanitario, quello che riguarda i bisogni abitativi e l’integrazione lavorativa. Il FAMI sostiene anche l’accompagnamento e il supporto alle persone richiedenti asilo e alle strutture incaricate di gestirne le richieste, fornendo interpreti ed esperti.
Il FAMI si rivolge a tutti quelli che sono i bisogni primari delle persone richiedenti asilo. Si tratta di ambiti molto vari e in cui non è possibile lavorare in modo isolato.
Il ruolo-chiave del programma è quello di lavorare sul capacity building, sulla messa in rete, su tavoli in grado di dare focus e coerenza ad azioni che diversamente non l’avrebbero. È quello di unire tutti quei “punti”, fatti di prefetture, agenzie e amministrazioni regionali, enti locali, università, esperti, operatori e organizzazioni della società civile, che senza il supporto del FAMI difficilmente potrebbero lavorare con altrettanto coordinamento ed efficacia. Ed è anche quello di far convergere l’azione di ben sei Ministeri: il Ministero dell’Interno, della Giustizia, del Lavoro, dell’Università, dell’Istruzione e della Salute, ognuno nei rispettivi ambiti di competenza.
Il nuovo Patto Europeo per l’Immigrazione e l’aumento nella dotazione di fondi del nostro Programma danno sicuramente nuovo slancio alla nostra attività. Il fatto di aver impegnato il 95% dei fondi già alla fine dell’anno scorso è un indice dell’entità dei bisogni cui il Fondo deve rispondere. Ci auguriamo che questo venga considerato nell’attuale dibattito sul nuovo ciclo di programmazione 2028-2034.
In molti casi, le nuove risorse serviranno per rafforzare, ampliare e completare azioni già esistenti. Con il nuovo Patto ci siamo impegnati ad ampliare la capacità dei servizi di accoglienza, a migliorare le procedure amministrative relative all’asilo e a rafforzare la nostra attività nell’ambito della mediazione linguistica.
Quindi tra le grandi sfide del FAMI bisogna anche considerare quella di attivare partenariati, facendo convergere mondi diversi e coinvolgendo tutti gli attori.
È proprio così. Iniziamo dalle risorse: le risorse comunitarie sono utilizzate in funzione addizionale e integrativa. Faccio un esempio: nel sistema di accoglienza non erano efficacemente assicurati servizi mirati per target vulnerabili, come minori stranieri non accompagnati o portatori di patologie psico-fisiche. Questi servizi sono stati successivamente attivati grazie al FAMI. E le nuove risorse affidate al Programma Nazionale FAMI sono state indirizzate a colmare dei fabbisogni altrimenti non intercettati, privilegiando la qualificazione dei servizi e la tutela dei target più vulnerabili. Il coordinamento sulle risorse non si ferma qui. Alle attività del FAMI contribuiscono anche il fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, i fondi europei per la politica di coesione sociale, le misure emergenziali e gli strumenti offerti dal PNRR.
Il partenariato e il coordinamento sono anche l’aspetto principale nella nostra attività. Le nostre priorità operative sono – da una parte – quella di promuovere uniformità e qualificazione nell’erogazione dei servizi a favore dei migranti, attraverso standard comuni: nel monitoraggio dei centri di accoglienza, nella formazione linguistica, nei percorsi di autonomia in uscita dai centri di accoglienza. Dall’altra, quella di consolidare, ampliare e strutturare gli interventi sperimentati con maggior successo: ad esempio, nell’ambito della presa in carico sanitaria dei migranti presenti nel sistema di accoglienza e dei servizi di orientamento al lavoro. Abbiamo quindi il difficile compito, insieme alle istituzioni e agli operatori del settore, di definire, far crescere e quindi ri-definire gli standard nell’accoglienza dei migranti.
Infatti il principale obiettivo della nostra nuova programmazione è stato così definito: “rafforzare le reti di intervento del sistema di gestione delle politiche migratorie, connettendo i servizi di riferimento, migliorando e uniformando, a livello nazionale, la capacità di risposta degli uffici pubblici ai fabbisogni espressi dai migranti e prevedendo un coinvolgimento diretto dei cittadini di paesi terzi”.
Perché nella nostra attività c’è anche questo aspetto: consolidare i canali di ascolto e partecipazione attiva dei migranti, per co-programmare gli interventi mettendo al centro il destinatario finale. Lo riconosciamo come principale parametro nella progettazione delle azioni e nella verifica dei risultati.
È un’idea molto bella. Avete un esempio di come avete saputo realizzarla?
I cittadini di paesi terzi sono presenti nei nostri tavoli di lavoro e nelle nostre attività. Il loro ruolo è operativamente fondamentale quando si tratta di raggiungere e informare le comunità di migranti presenti sul territorio, per intercettare coloro che hanno più bisogno di aiuto e di supporto. Diverse Prefetture (che operano spesso come soggetti capofila nei progetti FAMI) hanno attività interessanti in questo senso.
Ad esempio, la Prefettura di Avellino ha creato uno strumento di comunicazione semplice ed efficace. Lo strumento include innanzitutto un QR Code, diffuso in modo capillare, collegato a un questionario anonimo, pensato per intercettare i bisogni fondamentali dei migranti. Lo strumento propone quindi una serie di video con informazioni semplici ed efficaci sui bisogni specifici che emergono dal questionario: come fare per entrare in un decreto flusso, per operare un ricongiungimento famigliare, per ottenere un permesso di soggiorno per lavoro, eccetera. Ogni video riprende un membro della comunità di riferimento dell’utente, gli si rivolge nella sua stessa lingua e affronta in questo modo i problemi che emergono dal questionario. Anche problemi molto seri e delicati, di cui è difficile parlare per altri canali, come ad esempio quello delle donne vittime della tratta.
In che modo collaborate con il mondo non profit, con gli enti del Terzo Settore e con la società civile?
Il partenariato e la coprogettazione con le diverse componenti della società civile sono fondamentali per il nostro lavoro. In particolare sulle questioni più complesse e delicate, come ad esempio nelle situazioni di tratta, di minori non accompagnati o di richiedenti asilo con problematiche di tutela, di lavoro in nero o di caporalato, o quando si tratta di attivarsi nell’inserimento lavorativo o nel trovare alloggio ai richiedenti asilo, sono proprio gli enti del Terzo Settore e le amministrazioni locali che hanno un contatto capillare con i territori, e possono aiutarci.
Molti dei nostri progetti si rivolgono prioritariamente (come soggetti capifila) alle Prefetture e alle amministrazioni, ma si tratta quasi sempre di coprogettazioni che coinvolgono una varietà di interlocutori, e per le quali pubblichiamo appositi avvisi di coprogettazione. Finanziamo anche direttamente progetti per enti del Terzo Settore. Sul nostro sito si trovano una pagina dedicata agli avvisi pubblici, una con il calendario degli avvisi, una con notizie e aggiornamenti in merito, oltre a un portale dedicato alla presentazione e alla gestione dei progetti, FAMI 2.0, accessibile anche agli enti non profit mediante SPID.
La nostra collaborazione con la società civile prevede un ruolo di primo piano per le Università, che sostengono tutta la parte del nostro lavoro che riguarda la formazione linguistica, in coordinamento con i Centri di Prima Accoglienza. La collaborazione con avvocati ed esperti legali ci ha permesso di velocizzare i tempi di conferimento della cittadinanza. Da questa collaborazione è nato ad esempio il Polo Orienta, un call centre dedicato al supporto informativo per cittadini di paesi terzi richiedenti cittadinanza. L’attività del Polo Orienta ci ha permesso di individuare più efficacemente i problemi nelle domande di cittadinanza già presentate, di prevenirli attraverso attività di pre-istruttoria, e di supportare nel back-office gli offici preposti, contribuendo significativamente a velocizzare il processo.
La collaborazione è forte anche con il mondo profit: le imprese e le associazioni di imprese sono interessate a promuovere ingressi legali finalizzati all’inserimento lavorativo, in particolare da paesi con una forte tradizione in alcuni settori produttivi. Si tratta di una frontiera promettente e applicabile a diversi settori, in grado di promuovere un modello positivo di integrazione.