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Verso il 2028-2034: cosa sta cambiando e come prepararsi

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QFP 2028-2034

Nuovi fondi, nuove regole: come cambiano la progettazione europea e il ruolo di territori, enti e fondazioni.

QFP 2028-2034: una nuova tappa

Negli ultimi mesi si è parlato molto del futuro bilancio dell’Unione europea e della prossima programmazione dei fondi 2028-2034. Non è un dibattito solo “istituzionale”: le scelte che verranno fatte nei prossimi due anni avranno effetti molto concreti su come si progettano, finanziano e realizzano i progetti europei sui territori.

Abbiamo già analizzato alcuni dei grandi cambiamenti, che sono tuttora in corso. Tra i punti che appaiono più chiari, o quantomeno probabili, è che il prossimo ciclo di programmazione vedrà:

  • meno programmi europei, più grandi e più concentrati;
  • regole più armonizzate tra programmi diversi;
  • un maggiore orientamento ai risultati (performance-based);
  • una maggior attenzione al tema dello sviluppo e della competitività;
  • più spazio decisionale per le autorità che gestiscono i fondi, a livello nazionale e comunitario.

Questo significa, da un lato, maggior competizione tra organizzazioni e tra priorità tematiche; dall’altro, più possibilità di adattare gli interventi ai contesti reali, se si è in grado di presentare proposte solide, coerenti e misurabili.

In particolare, i futuri Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (che prenderanno il posto degli attuali Fondi Strutturali e Rurali) concentreranno una quota molto rilevante del bilancio UE e saranno gestiti in modo più centralizzato e orientato ai risultati, seguendo (in termini di principi e di funzionamento) un modello analogo a quello del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Forse non a caso, le due forme d’intervento hanno un acronimo molto simile: PPNR e PNRR.

In recenti momenti di confronto tra istituzioni, fondazioni e società civile sono emersi elementi nuovi, che riguardano non solo la natura o l’entità dei futuri programmi europei, ma anche come funzioneranno e in che modo le diverse componenti della società civile saranno chiamate a parteciparvi.

Si è parlato di questo nel corso dell’evento del 9 marzo: “Crescere con i progetti europei: iniziative sui territori e prospettive future”.

In questo articolo vogliamo restituire in sintesi le principali riflessioni emerse dal dibattito.

Fondazioni, terzo settore, fondi europei: dallo “scrivere progetti” al “costruire programmi”

Uno degli aspetti più interessanti emersi nel corso dell’evento del 9 marzo è la necessità di un cambio di prospettiva: dal punto di vista degli stakeholder presenti sui territori si passa gradualmente dal partecipare a bandi già definiti al contribuire, per quanto possibile, alla costruzione di programmi e priorità.

Territori, enti locali e organizzazioni del terzo settore saranno sempre più chiamati a:

  • lavorare insieme per individuare bisogni e obiettivi comuni;
  • costruire insieme portafogli di iniziative coerenti;
  • definire in anticipo risultati attesi, indicatori e traiettorie di sviluppo;
  • monitorare efficacemente i risultati raggiunti.

Questo approccio è più impegnativo, ma anche potenzialmente più efficace, soprattutto per chi opera stabilmente su un territorio e ne conosce le dinamiche sociali, economiche e ambientali.

Per organizzazioni, associazioni, enti locali e professionisti, questo significa:

  • investire nella lettura dei contesti e dei fabbisogni;
  • partecipare attivamente ad iniziative di co-programmazione presenti sul proprio territorio;
  • rafforzare le proprie competenze su indicatori, risultati e impatto;
  • lavorare in modo più strutturato in partenariato, anche prima dell’apertura delle call;
  • prepararsi a collaborazioni a partnership con attori diversi, come ad esempio il settore privato;
  • seguire con attenzione l’evoluzione dei programmi.

Questa evoluzione riguarda anche il ruolo delle fondazioni, uno dei grandi temi affrontati durante l’evento del 9 marzo. Le fondazioni lavorano da tempo a fianco del terzo settore e delle amministrazioni locali per facilitare l’accesso ai fondi europei. La stessa EUknow.it nasce con questo obiettivo: rafforzare competenze, informazione e capacità di progettazione. In questo nuovo contesto, le fondazioni potranno contribuire non solo ad attività di formazione, informazione, sportello e cofinanziamento, ma anche a:

  • facilitare processi di coordinamento territoriale;
  • sostenere la definizione di strategie condivise di medio-lungo periodo;
  • accompagnare enti e organizzazioni nella transizione verso una progettazione più orientata ai risultati.

Alcune fondazioni stanno già sperimentando questo approccio. Ne è un esempio l’esperienza avviata dalla Fondazione CRC, partner di EUknow.it, nella provincia di Cuneo.

La Fondazione CRC ha infatti avviato negli ultimi anni un percorso strutturato di pianificazione strategica territoriale di medio‑lungo periodo, noto come Strategia Cuneo 2030, che coinvolge istituzioni pubbliche, enti economici e organizzazioni sociali della provincia. Il processo mira a costruire una visione condivisa di sviluppo, allineata alle politiche nazionali ed europee, e a tradurla in un insieme coordinato di azioni prioritarie, con obiettivi chiari e risultati misurabili. Un approccio di questo tipo consente ai territori di presentarsi in modo più strutturato e credibile rispetto alle nuove logiche della programmazione europea, anticipando bisogni e progettualità prima dell’uscita dei bandi.

QFP 2028-2034: la posizione delle istituzioni comunitarie

Il quadro complessivo è ancora in evoluzione, ma una cosa è certa: i prossimi due anni saranno decisivi per definire regole, priorità e modalità operative del ciclo 2028-2034. In questo contesto, iniziano ad emergere le prime posizioni ufficiali da parte degli organi consultivi dell’Unione europea, il Comitato Economico e Sociale Europeo e il Comitato Europeo delle Regioni.

Nel suo parere sul QFP 2028‑2034, approvato a gennaio, il Comitato Economico e Sociale Europeo ha sottolineato l’importanza di preservare uno spazio adeguato per la società civile all’interno del nuovo bilancio UE. Il CESE ha richiamato la necessità di finanziamenti accessibili e stabili per le organizzazioni civiche, di una reale applicazione del principio di partenariato e di un maggiore coinvolgimento degli attori sociali non solo nell’attuazione, ma anche nella programmazione dei fondi. Particolare attenzione è stata posta al rischio che una focalizzazione eccessiva su competitività e performance possa penalizzare interventi sociali e territoriali di lungo periodo.

A marzo, anche il Comitato Europeo delle Regioni ha espresso la propria posizione sul futuro bilancio dell’UE, chiedendo un rafforzamento delle risorse destinate alla politica di coesione e un ruolo centrale per regioni e città nella definizione delle priorità di investimento. Il Comitato delle Regioni ha evidenziato come i nuovi strumenti di programmazione debbano tenere conto delle specificità territoriali e garantire una governance multilivello efficace, evitando un’eccessiva centralizzazione delle decisioni. Secondo il Comitato, solo un forte coinvolgimento dei territori potrà assicurare che i fondi europei producano impatti concreti e duraturi a livello locale.

Il 27 aprile la Corte dei Conti Europea ha espresso una valutazione prudente sulla proposta di QFP 2028‑2034, evidenziando rischi significativi: l’incertezza sulle nuove risorse proprie, che potrebbe ridurre il livello di ambizione del bilancio; la forte concentrazione e il ruolo più centralizzato della Commissione, destinata a modificare in modo significativo l’accesso ai fondi europei; l’aumento della flessibilità di bilancio, che (pur utile per affrontare situazioni impreviste) potrebbe ridurre entità ed efficacia di investimenti di lungo periodo; la gestione di ampie parti di bilancio da parte degli Stati, che potrebbe ridurre il perseguimento di obiettivi comuni a livello europeo, l’aderenza alle esigenze specifiche dei territori, aumentare l’onere amministrativo sugli Stati e presentare criticità in termini di controllo e tracciabilità (della spesa e “performance-based”), in un contesto in cui diverse amministrazioni presentano carenze in questo senso.

Con il voto in plenaria il 28 aprile, il Parlamento europeo ha definito ufficialmente la propria posizione negoziale sul QFP 2028‑2034, sostenendo un bilancio più ambizioso rispetto alla proposta della Commissione. Qui una sintesi dei lavori preparatori della Commissione Bilancio del Parlamento. I deputati chiedono un budget pari all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’UE, con un aumento di circa il 10%, da destinare in modo equilibrato alle principali priorità europee. Per quanto riguarda i fondi di interesse per la società civile, il Parlamento insiste sulla necessità di finanziamenti distinti e adeguati per le politiche incluse nei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (in particolare coesione e Fondo Sociale Europeo), su un rafforzamento dei programmi a gestione diretta come Erasmus+, AgoraEU e Horizon Europe e stanziamenti dedicati per le azioni riconducibili ai programmi LIFE e EU4Health. Pur sostenendo l’obiettivo di semplificazione, il Parlamento respinge il rischio di una “rinazionalizzazione” dei fondi e chiede che la maggiore flessibilità non comprometta trasparenza, prevedibilità e accesso per i beneficiari, sottolineando il ruolo centrale delle autorità locali e regionali e il valore aggiunto della spesa europea rispetto a quella nazionale.

Il dibattito è ancora aperto ed è ora attesa la posizione comune da parte degli Stati membri. EUknow.it continuerà a seguire da vicino questi sviluppi, offrendo aggiornamenti, analisi e spunti pratici per aiutare chi lavora sui progetti europei a orientarsi in un contesto che cambia. Capire per tempo cosa sta succedendo è il primo passo per trasformare il cambiamento in opportunità.

Crescere con i progetti europei: iniziative sui territori e prospettive future. I video

In conclusione, proponiamo una sintesi degli interventi dell’evento del 9 marzo Crescere con i progetti europei: iniziative sui territori e prospettive future. Una selezione di contributi che aiutano a comprendere i principali cambiamenti della programmazione europea 2028‑2034 e il cambio di prospettiva richiesto a territori, organizzazioni e fondazioni, attraverso la voce diretta di chi partecipa al dibattito e ai negoziati in corso.

1. Fondazioni, territori e progettazione europea

Il primo video raccoglie gli interventi iniziali dell’evento e introduce il tema centrale del ruolo delle fondazioni nella nuova fase della programmazione europea. Dalla necessità di superare una logica puramente erogativa emerge con forza l’idea delle fondazioni come agenti di sviluppo territoriale, capaci di integrare risorse pubbliche e private e di lavorare in partenariato con istituzioni e società civile. Viene sottolineato come strumenti quali EUknow.it aiutino a rendere l’Europa più concreta e accessibile sui territori e come, in un contesto più competitivo, diventi essenziale rafforzare competenze, cultura progettuale e capacità di lavorare “come sistema”. La costruzione di reti, lo scambio di esperienze e il dialogo con le istituzioni europee sono indicati come elementi chiave per affrontare la nuova programmazione.

2. La nuova architettura del bilancio UE proposta dalla Commissione: concentrazione, flessibilità e performance

Questo video offre una panoramica chiara e concreta sulle principali novità dell’architettura di spesa proposta dalla Commissione per il QFP 2028-2034. Viene spiegato il passaggio a tre grandi ambiti di intervento – Piani di Partenariato Nazionali e Regionali, Competitività e Azione Esterna – e la forte riduzione del numero di programmi, con l’obiettivo di semplificare le regole e ridurre la frammentazione. Un elemento centrale è l’aumento della flessibilità del bilancio, con quote significative non pre-allocate per rispondere a crisi e imprevisti, insieme a un maggiore orientamento a performance, risultati e strumenti finanziari. Un altro messaggio chiave sottostante la proposta è che, in un contesto di risorse limitate, diventerà essenziale massimizzare l’impatto di ogni euro, facendo maggiore leva su quote di cofinanziamento, garanzie, strumenti finanziari e partenariati pubblico privati.

3. QFP 2028‑2034: struttura, semplificazione e governance

Questo video entra nel merito delle grandi trasformazioni previste dal QFP 2028‑2034. Viene spiegato il passaggio da oltre cinquanta programmi a un numero molto più ridotto di strumenti, con la creazione di un grande “mega‑fondo” che accorpa politiche storicamente distinte, in un’impostazione che richiama da vicino l’esperienza del PNRR. La semplificazione regolamentare e l’introduzione di una logica fortemente “performance‑based” rappresentano un cambiamento radicale per chi opera sui fondi europei. Al tempo stesso, emergono interrogativi sulla governance, sul rischio di centralizzazione e sulla necessità di prepararsi in anticipo, studiando regole, raccomandazioni e documenti che faranno da cornice alla prossima programmazione.

4. L’eredità del PNRR e il nuovo QFP: un cambio di mentalità

Nel quarto video il confronto si concentra sull’esperienza del PNRR come laboratorio per la programmazione futura. Viene evidenziato come il principale cambiamento non sia solo nella misurazione dei risultati, ma soprattutto nella capacità di leggere e scrivere i fabbisogni dei territori. La programmazione 2028‑2034 richiederà di ragionare meno per singoli progetti e più per piani integrati, capaci di combinare interventi diversi senza i confini rigidi tra fondi. Questo implica affrontare programmi e investimenti di dimensioni maggiori e dotarsi di competenze amministrative e strategiche adeguate. Le fondazioni sono indicate come attori chiave nel preparare territori e organizzazioni a questo salto di scala.

5. Il punto di vista europeo: fondazioni, società civile e nuovo QFP 2028-2034

L’ultimo video offre una prospettiva europea sul ruolo della filantropia nella nuova architettura dei fondi UE. Viene ribadito che le opportunità europee diventano reali solo quando riescono a raggiungere persone e comunità, e che le fondazioni svolgono un ruolo essenziale nel collegare Europa e territori. In un contesto segnato da nuove priorità, maggiore competitività e strumenti diversi, si evidenziano anche i rischi: la possibile esclusione degli attori più piccoli e l’indebolimento delle politiche sociali, culturali e civiche. Il messaggio finale è chiaro: per realizzare gli obiettivi europei serve una partnership più strategica tra istituzioni e filantropia, fondata su co‑programmazione, co‑investimento e attenzione ai territori.

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