Il programma Erasmus+ si prepara a una profonda trasformazione, tra inclusione, volontariato e partecipazione democratica
Questo articolo è realizzato in collaborazione con Europiamo, un’associazione nata e gestita dai giovani, per promuovere le opportunità offerte dall’Europa ai giovani. Articolo a cura di Elena Spampinato.
Erasmus+ 2028-2034: un nuovo regolamento, un passo importante
Il 2028 segnerà un nuovo inizio per i programmi europei. Dal 1° gennaio 2028, anche Erasmus+, il programma europeo più conosciuto in Europa, adotterà un nuovo regolamento. Sono in corso i negoziati per la definizione del suo contenuto e l’adozione del nuovo programma Erasmus+ è prevista entro il 2027.
Il dibattito su Erasmus+ riveste una particolare importanza per il nostro paese. L’Italia è la seconda destinazione più scelta in Europa, dopo la Spagna, e uno dei primi paesi per numero di partecipanti in uscita: solo nel 2024, le attività di mobilità di Erasmus+ con l’Italia come paese di origine o di destinazione hanno coinvolto più di 280 mila partecipanti.
Ogni cambiamento nella struttura, nella dotazione finanziaria e nella governance del programma avrà ripercussioni sulle attività di un grande numero di giovani, scuole, università e organizzazioni del terzo settore.
La proposta della Commissione europea, datata luglio 2025 e analizzata in un nostro articolo dedicato, introduceva cambiamenti importanti nella struttura e nella gestione di Erasmus+.
Da allora, si sono aperti i negoziati in seno al Parlamento Europeo, si sono svolte le consultazioni con le organizzazioni della società civile, le Commissioni interne al Parlamento hanno espresso il loro parere sul nuovo regolamento ed è stato realizzato uno studio approfondito su sfide e prospettive di Erasmus+. Il culmine di questo processo è stato il voto sul report della Commissione CULT del Parlamento europeo, presentato in bozza il 3 giugno dal relatore Bogdan Zdrojewski (PPE) e approvato lo scorso 29 settembre. Il Consiglio si è invece espresso a maggio con una sua posizione sul merito del programma (esclusi gli aspetti finanziari), mentre la Presidenza irlandese del Consiglio ha presentato il 10 ottobre una nuova “negobox”, ovvero una nuova proposta per il negoziato sulle risorse per il nuovo ciclo di programmazione. I capi di Stato e di governo ne hanno discusso al Consiglio europeo del 15-16 ottobre senza ancora raggiungere un accordo: l’obiettivo dichiarato resta chiudere il bilancio pluriennale entro la fine del 2026, ma le divisioni tra gli Stati membri restano ampie.
Giunti a un punto di svolta della definizione del programma Erasmus+ 2028-2034, proponiamo oggi un’analisi del contenuto del report della Commissione CULT su Erasmus+, con alcune riflessioni su come prepararsi al futuro del programma e al futuro della programmazione europea.
Erasmus+: uno strumento per il mercato del lavoro, ma non solo
Gli emendamenti di compromesso approvati nel report della Commissione CULT hanno un messaggio di fondo: il programma Erasmus+ non può essere ricondotto unicamente all’obiettivo di rafforzare la competitività dell’UE e di colmare le lacune del mercato del lavoro, aspetto centrale nella proposta originaria della Commissione.
La Commissione CULT sottolinea infatti come Erasmus+ debba mantenere una doppia natura: da una parte, uno strumento strutturale per rafforzare la democrazia e la partecipazione giovanile, consolidando il senso di identità europea e i valori condivisi dell’UE; dall’altra, uno strumento funzionale ad alimentare le strategie per l’innovazione, la Union of Skills e il mercato del lavoro, soprattutto nei suoi settori strategici.
Lo stesso messaggio è ripreso da diversi settori della società civile ed è valido anche in altri ambiti tematici. In una nuova programmazione europea incentrata sulla competitività, la capacità di mantenere questa doppia valenza – legata al sociale, all’ambiente e ai valori fondanti dell’UE, ma anche alla competitività – rappresenterà una chiave di volta nel lavorare con i progetti europei.
Erasmus+: uno spazio per il volontariato e per l’inclusione
Uno dei principali cambiamenti del nuovo Erasmus+ è rappresentato dalla fusione, all’interno del programma, delle attività di volontariato del Corpo Europeo di Solidarietà (ESC). Questo aspetto viene confermato e rafforzato nella proposta del Parlamento, in quanto potrebbe creare un punto di accesso unico e semplificare la gestione del programma. Per evitare il rischio che il volontariato venga assorbito nella mobilità per l’apprendimento, perdendo la sua specificità, viene proposto di inserire esplicitamente il termine “volontariato” nella definizione di Erasmus+, garantendogli maggiore visibilità e tutela. Viene inoltre aperta la strada a possibili sinergie con iniziative nazionali, come il Servizio Civile Universale in Italia. Il testo approvato prevede anche un monitoraggio e una rendicontazione separati per le attività di solidarietà e fissa i limiti di età a 18-30 anni per il volontariato e a 18-35 anni per il volontariato umanitario.
Il Parlamento propone infine un ulteriore passo avanti nelle politiche di inclusione: un aspetto che Erasmus+ ha progressivamente rafforzato, coinvolgendo (soprattutto in Italia) una quota crescente di persone con minori opportunità. Il testo approvato chiede in particolare che almeno il 20% dei partecipanti alla mobilità sia costituito da persone con minori opportunità e che l’importo delle borse tenga conto delle differenze nel costo della vita, degli alloggi e dell’inflazione. Prevede inoltre l’introduzione del concetto di “svantaggio strutturale e territoriale”, che amplia la definizione di persone con minori opportunità oltre le già esistenti barriere economiche, sociali e geografiche.
Erasmus+: verso una gestione più semplice e un monitoraggio più efficace
Altro punto cruciale, sostenuto sia nella proposta della Commissione europea, sia in quella della Commissione CULT, è la semplificazione amministrativa, volta a non favorire le organizzazioni più strutturate a discapito di quelle più piccole, con minori capacità amministrative e tecniche.
In questo senso, vengono confermati sia l’orientamento alla digitalizzazione delle procedure, sia l’ampia decentralizzazione operativa di Erasmus+ e il ruolo delle Agenzie Nazionali, ma viene avvertita la necessità di prevedere un sistema di monitoraggio e di coinvolgimento degli stakeholder che garantisca un controllo efficace della performance complessiva del programma. A questo scopo il testo di CULT introduce un allegato di indicatori su partecipazione, inclusione e semplificazione, limita il ricorso agli atti delegati e rafforza il controllo del Parlamento su scelte che la Commissione avrebbe voluto rimettere ai propri programmi di lavoro annuali.
Il Report del Parlamento propone di rafforzare la cooperazione con le autorità regionali e locali, considerate attori essenziali per l’attuazione delle politiche di inclusione. Conferma inoltre l’apertura internazionale del programma, attraverso la cooperazione con paesi terzi e il rafforzamento dei legami con partner storici come Svizzera e Regno Unito, che tornerà a partecipare a Erasmus+ già dal 2027.
Erasmus+: un budget in via di definizione
Sul piano finanziario il dibattito è ancora aperto. Il Parlamento europeo chiede per Erasmus+ 47,4 miliardi di euro a prezzi correnti, contro i 40,8 miliardi proposti dalla Commissione. È la cifra che l’Aula aveva già votato in plenaria il 28 aprile, nella relazione interinale sul bilancio pluriennale, e che la Commissione CULT ha confermato il 29 settembre, scendendo dalla sua richiesta iniziale di circa 58 miliardi. D’altra parte, l’ultima proposta negoziale della Presidenza irlandese del Consiglio, pur senza ulteriori tagli rispetto a quella cipriota di giugno, si ferma a 39,1 miliardi: il 4,1% in meno della proposta della Commissione.
Espresse ai prezzi del 2025, cioè al netto di un’inflazione convenzionale del 2% annuo, le cifre sono queste:
| Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà 2021-2027 | 27,7 mld € |
| Proposta della Commissione europea | 36,2 mld € |
| Posizione del Parlamento europeo (confermata da CULT) | 42,0 mld € |
| “Negobox” della Presidenza irlandese del Consiglio (10 ottobre) | 34,7 mld € |
Sulla carta, quindi, anche la proposta della Commissione vale circa il 30% in più dei due programmi attuali messi insieme, come calcola il servizio studi del Parlamento europeo. Ma questi calcoli usano un’inflazione convenzionale del 2% annuo, mentre negli ultimi anni i prezzi sono cresciuti molto di più, e il nuovo programma dovrà finanziare anche azioni nuove. Per questo le organizzazioni di riferimento del settore ritengono che la proposta della Commissione non rappresenti di fatto un aumento, e che sotto i 47,4 miliardi del Parlamento Erasmus+ non riuscirebbe a soddisfare nemmeno la domanda attuale.
Il tendenziale incremento è legato all’aumento delle ambizioni del programma e alle richieste crescenti da parte delle organizzazioni della società civile, che rendono la capacità finanziaria reale del programma alquanto limitata e creano un disequilibrio riconosciuto tra gli obiettivi e i fondi disponibili, evidenziato dal recente studio del Parlamento europeo. La fusione del Corpo Europeo di Solidarietà in Erasmus+ accentuerà ulteriormente queste dinamiche.
La Commissione CULT ha proposto di reintrodurre un earmarking settoriale, ovvero delle quote vincolate per settore d’intervento, fortemente auspicate dalle organizzazioni della società civile, per garantire stabilità e trasparenza ed evitare il rischio di competizione interna per l’allocazione finanziaria. Il testo approvato da CULT fissa le seguenti quote minime: 74,6% per istruzione e formazione (al cui interno: 35% istruzione superiore, 21,5% formazione professionale, 15,5% istruzione scolastica, 5,2% educazione degli adulti), 15% per gioventù e volontariato e 4,1% per lo sport.
Erasmus+: le reazioni della società civile
Il report della Commissione CULT è ricco di proposte che riconoscono quanto sostenuto dalle organizzazioni della società civile nell’ambito del dibattito su Erasmus+. Restano tuttavia aperte numerose questioni.
La prima è quella del budget: la cifra approvata dal Parlamento, 47,4 miliardi, è per la società civile la soglia minima. Già a giugno la Lifelong Learning Platform (LLLP), che coordina la Erasmus+ Coalition insieme allo European Youth Forum, ha evidenziato come il livello di budget proposto dal Parlamento sia indispensabile per mantenere l’attuale livello delle attività. Il 5 ottobre le due organizzazioni, a nome delle 88 reti europee della coalizione, hanno inviato ai ministri delle Finanze e degli Affari europei una lettera aperta che chiede di non scendere in nessun caso sotto questa soglia: una cifra, ricordano, ben lontana dai 130 miliardi suggeriti dal rapporto Draghi e inferiore persino ai 60 miliardi chiesti dalle università europee. Con circa il 2% del bilancio UE, sottolinea la lettera, Erasmus+ restituisce dieci volte ogni euro investito. La “negobox” irlandese, ferma a 39,1 miliardi, resta però lontana da questa soglia.
La proposta di CULT di reintrodurre l’earmarking (quote vincolate per settore d’intervento) è generalmente accolta come un segnale positivo, ma a seconda della sensibilità vi sono state reazioni diverse sul merito dell’allocazione proposta. Già sulla bozza di giugno, la Lifelong Learning Platform riteneva che questa penalizzasse il settore dell’istruzione e della formazione, una componente caratterizzante di Erasmus+, chiedendo di mantenerne almeno l’attuale quota del 79,7% (calcolata includendo il Corpo europeo di solidarietà): il 74,6% del testo finale resta al di sotto. Lo European Youth Forum (altra organizzazione coordinatrice della Erasmus+ Coalition) sottolineava l’importanza di salvaguardare il settore gioventù e la sua quota (14,2% nella bozza), che dal prossimo settennato includerà la componente volontariato e il Corpo Europeo di Solidarietà: il testo finale la porta al 15%, la soglia chiesta da tempo dalle organizzazioni giovanili. Scende invece la quota destinata all’Adult Learning (dal 5,8% al 5,2% della dotazione per istruzione e formazione): un dato preoccupante per chiunque lavori con NEET e migranti, soprattutto per l’Italia.
Anche la rete Erasmus+ Coalition Italy ha presentato un articolato pacchetto di proposte e richieste, tra cui citiamo in particolare:
- L’introduzione di operating grants per le organizzazioni intermediarie, ovvero di finanziamenti pluriennali per le organizzazioni della società civile che rendono Erasmus+ accessibile sui territori, superando una logica basata esclusivamente sui singoli progetti;
- Una maggior sinergia tra ESC e Servizio Civile Universale, rafforzando il coordinamento tra i due programmi, semplificandone le procedure amministrative, riconoscendone i rispettivi accreditamenti e introducendo strumenti operativi comuni;
- Una maggior cura nel promuovere un accesso universale al programma, accompagnando il riconoscimento delle “structural or situational barriers” con criteri condivisi, misure dedicate alle aree interne e una maggiore integrazione con i fondi di coesione;
- L’introduzione di definizioni più chiare e univoche di “youth organisation” e “youth-led”, per garantire che le risorse destinate alla partecipazione giovanile raggiungano effettivamente le organizzazioni guidate dai giovani.
Erasmus+: come prepararsi al futuro
Nulla è ancora certo e i negoziati non sono conclusi. Il testo di CULT dovrebbe essere votato dalla plenaria del Parlamento a novembre: solo allora potranno partire i negoziati con il Consiglio. Le intese sugli aspetti finanziari, secondo lo stesso relatore, slitteranno invece a inizio 2027, in attesa dell’accordo complessivo sul bilancio pluriennale. È quindi presto per dare risposte definitive, ma se questa rimarrà la direzione del programma, è già possibile individuare alcune priorità e spunti per prepararsi al futuro:
- Prepararsi a un punto di accesso unico per mobilità e volontariato, pianificandone le attività in modo più integrato, con sinergie a livello locale ed europeo – pur salvaguardando la specificità del volontariato rispetto a tirocini o attività lavorative;
- Costruire reti e partenariati più stabili, favorendo percorsi di lungo periodo e attivandosi su percorsi di affiancamento tra realtà più strutturate e realtà più piccole nella gestione dei progetti;
- Attivarsi per dimostrare la capacità di coinvolgere persone con minori opportunità: persone con disabilità, NEET e migranti, azioni mirate per raggiungere i giovani delle aree rurali e remote, cooperazione con autorità locali, scuole, comuni, cooperative e servizi sociali;
- Investire nelle “skills” nei settori strategici per l’UE, come alfabetizzazione all’IA, cittadinanza digitale, media literacy e cultura finanziaria, integrandoli nelle attività educative. Allo stesso tempo, le organizzazioni saranno chiamate a rafforzare la partecipazione democratica giovanile e la diffusione dei valori europei;
- Investire in trasparenza finanziaria, buona governance e partecipazione interna. Con standard di valutazione e accountability sempre più elevati, le organizzazioni dovranno essere pronte a gestire risorse provenienti da programmi diversi.
Il futuro di Erasmus+ non è ancora scritto. C’è ancora spazio per contribuire alla sua evoluzione, sia promuovendo il cambiamento nella propria organizzazione, sia aderendo a reti come Erasmus+ Coalition.